Era soprannominato “La volpe” e “Il cinesino”, nativo di Bergamo, 9 volte campione delle 2 ruote, il grande Carlo Ubbiali ci ha lasciato lo scorso 2 Giugno, ma il ricordo di questo grande pilota e persona rimane sempre vivo e a parlarcene è stato il figlio Davide.

MiP: Chi era Carlo Ubbiali?

DU: Carlo Ubbiali è stato uno dei piloti più forti e completi del motomondiale, ha corso dal ’49 al ’60, conquistando 9 titoli mondiali e per questo è considerato tra i più grandi di tutti i tempi. Entrato di diritto nel MotoGp Legend, era chiamato “la volpe” per la sua astuzia in gara, dove si permetteva di studiare l’avversario per vincere nella volata finale o di fare gare d’attacco se necessario.

MiP: Da un punto di vista umano, che persona era? Cosa ti ha lasciato?

DU: Dal punto di vista umano è stato una brava persona, è rimasto umile come nelle origini. Buon marito e padre, mi ha insegnato a essere umile, a lavorare e a gioire per la vita, perchè al suo tempo c’era la guerra.

MiP: Da un punto di vista sportivo invece che pilota era?

DU: Dal punto di vista sportivo era una macchina da guerra, preciso, veloce, furbo e combattivo. Se il mezzo lo permetteva, era capace di performance straordinarie. Pilota polivalente vinceva in velocità, in regolarità (Medaglia d’oro in Galles nel ’49) e pure nelle gare di durata, sfiorando nel ’50 la vittoria nella Milano-Taranto. 

MiP: Hai mai pensato di seguire le sue orme nelle gare? Lui ha mai voluto che tu seguisse le sue orme?

DU: Sì,volevo correre a tutti i costi quando ero giovane, ma i miei non volevano, mio padre diceva che era dura andare forte e che io avevo da mangiare…ho litigato fino ai 18 anni con i miei per questo. Devo dire che anche adesso la moto mi rigenera e mi esalta.

MiP: Dalle interviste è sempre sembrato che fosse molto orgoglioso dei suoi 9 titoli e soprattutto che nessuno l’abbia mai battuto, crede che da lassù forse forse stia sperando che il suo record non venga mai battuto?

DU: Sì, è stato sempre orgoglioso dei suoi titoli, sudati fino all’ultima goccia, con avversari tosti e moto anche più veloci. Ha visto molti piloti-amici morire, la sicurezza non c’era. Dei piloti di oggi diceva che sono delle star, con piste lisce e super protetti. Forse per questo preferiva non essere superato da Valentino nella classifica dei  mondiali.

MiP: Qual’ è stata, al di là dei 9 titoli mondiali, la vittoria alla quale è stato più legato?

DU: Tante.. ad esempio la prima gara da minorenne e dunque squalificato, a Monza nel 1955 quando vince il campionato in 125cc e la prima gara in 250cc dopo che viene chiamato il venerdì sera dal Conte Agusta per farlo correre in 250, visto che i piloti che c’erano, non erano abbastanza veloci contro le NSU per vincere il campionato costruttori e sicuramente nel 1960 in Germania al Solitude, quando era in lotta con Gary Hocking, che considerava il suo avversario più forte e temibile di tutti, cadde e ripartì ultimo per fare una rimonta eccezionale e terminare in seconda posizione con moto malridotta.

MiP: Ci occupiamo di Monza, è a conoscenza di qualche aneddoto o qualche ricordo particolare di Carlo su questo tracciato?

DU: Monza valeva come un mondiale per le marche italiane.A Monza ha vinto 8 volte. Altre gare eccezionali la 125 e 250 cc del ’59 e ’60. Papà si misurava con moto tedesche molto performanti, che in questo caso erano le MZ a 2 tempi, di fattura eccezionale, velocissime. La MV era una buona moto ,ma la differenza l’ha faceva lui e qui lottando col coltello fra i denti, vinse in tre gare su quattro, perchè nella 125cc del ’59 la sua moto ebbe incertezza da fargli perdere la volata per poco. Mi raccontava di come fece a scappare insieme alle Mz, di come faceva a prendergli la scia e dunque a star con loro e del Conte Agusta che quando non vinse non voleva sentire ragioni. 

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