Pastor Maldonado ha all’attivo una vittoria in Formula 1, ma si è reiventato con ottimi risultati nel mondo dell’occhiale
Abbiamo incontrato in esclusiva Pastor Maldonado, che ci ha raccontato come è passato dalla sua carriera di pilota in Formula 1 ad essere imprenditore, passando per un pensiero a Monza, circuito che tiene nel cuore.
MiP: Mister Maldonado, siamo in fiera a Milano. Cosa ci fai qui?
PM: Ciao a tutti, finalmente abbiamo raggiunto un lavoro diverso da quello che facevo e un’attività nuova per la famiglia. Abbiamo lanciato un nuovo marchio. Abbiamo una Holding, con base a Monaco da tanti anni e il nostro gruppo ha deciso di lanciare un marchio di occhiali molto belli. Il marchio nasce a Montecarlo e gli occhiali sono fatti a mano in Giappone, sono pezzi unici e molto limitati e siamo qui in fiera con una nuova esperienza di famiglia, moglie e figlie sono molto coinvolte e vengono a dare una mano e supportare questa iniziativa.
MiP: Hai una linea in particolare che vuoi promuovere, che vuoi rappresentare?
PM: Sì, qui c’è la mia prima collezione, questo marchio è nato soltanto qualche mese fa, siamo sul mercato da sei mesi più o meno e abbiamo ad oggi tredici diversi modelli. Sono occhiali da sole, modelli molto classici perché noi siamo un marchio atemporale, ma molto high-end, molto di nicchia, molto chic. Abbiamo due modelli che sono signature del marchio, uno è Meyer e un altro Materassu che sono abbastanza
classici, l’ Aviator invece è molto carino con molti dettagli curati dai nostri artigiani. Sono tutti fatti a mano, artigianali e bellissimi, oggetti unici.
MiP: Come mai proprio il mondo dell’occhiale?
PM: E’ una cosa che ci appassiona in famiglia e stavamo pensando perché non fare il nostro brand vedendo che ci sono sul mercato tante
debolezze anche negli occhiali molto particolari e molto costosi. Così ci siamo decisi per provare a fare un occhiale e mi
sono messo in prima persona anche con un po’ di amici ingegneri dal mondo della Formula 1 per capire un po’ i materiali, quali usare e abbiamo deciso su un certo tipo di titanio mescolato con degli acetati italiani e giapponesi per eh avere il meglio sul mercato.
MiP: Quindi il tuo apporto dal mondo racing è proprio quello nella ricerca dei materiali.
PM: Sì, ricerca dei materiali e anche un po’ di design perché penso che anche il design serva per portare i modelli classici al giorno d’oggi. Al giorno d’oggi i materiali si sono evoluti e cerchiamo di utilizzare gli ultimi materiali che ci sono a disposizione e poi andiamo a busare le porte dei piccoli produttori proprio per cercare materiali unici, cosa che è molto difficile da ottenere.
MiP: Si possono acquistare già nei negozi o online?
PM: Siamo online al momento. Stiamo aprendo il nostro showroom a Montecarlo. Il primo sarà Casa Valtoria, molto carino, dove si potranno customizzare gli occhiali . Ci stiamo poi aprendo ed è per quello che siamo qui in fiera, al mercato internazionalmente.
MiP: Siamo qui con te e ovviamente non possiamo non parlare di di Formula 1 con te. Segui ancora la Formula 1? Cosa cosa ne pensi? Cambiata parecchio da quando correvi tu…
PM: Sì, è cambiata tantissimo, però l’anima è sempre quella. Quest’anno c’è una rivoluzione totale nel regolamento, soprattutto con le power unit più elettrice e penso sarà una prima parte di stagione di studio e sviluppo perché abbiamo visto che ci sono un po’ di problemi di affidabilità. È normale, non mi sorprende, è sempre normale quando un progetto nasce da 0, quando c’è tanta tecnologia dietro. La parte interessante sarà vedere i team lavorare molto forte per cercare di capire i problemi e allo stesso momento sviluppare per guadagnare un po’ di terreno contro gli altri.
MiP: Ora ti faccio un nome: Fernando Alonso. Correva e battagliava con te e corre ancora adesso. Secondo te un pilota come fa a passare tre, quattro generazioni di auto ed essere ancora competitivo?
PM: Penso che Fernando prima di tutto abbia un talento incredibile e in più una passione per le corse molto grande. Ha dedicato la sua vita al Motorsport ad altissimi livelli fin dal kart, è una persona appassionata che si tiene molto bene fisicamente, mentalmente si diverte e quando ti diverti a fare quello che ti piace i risultati vengono.
MiP: Non ho citato a caso Fernando Alonso perché la tua vittoria in Formula 1 è arrivata battagliando con lui. Ci puoi rivivere quella gara?
PM: E’ una gara rimasta nella storia della Formula 1 perché nessuno se l’aspettava. Il venerdì non eravamo veloci e nelle prove libere eravamo a metà tra il decimo e l’undicesimo se ricordo bene, ma sabato è arrivato un pacchetto aerodinamico nuovo, molto radicale, tutta la macchina era praticamente nuova ed è arrivata soltanto per fare un checkdown, una piccola prova, per poi mandarla indietro in fabbrica. Quando abbiamo visto che eravamo nei primi due, primi tre, ho spinto tantissimo per correre con questo pacchetto, ma il team invece valutando un po’ la storia di questo pacchetto, era assolutamente contrario a utilizzare i pezzi che non erano stati provati un po’ per un motivo di sicurezza. Abbiamo avuto tante riunioni, tanti meeting per capire cosa fare, c’era ancora Frank Williams in vita in quel momento. Gli ho detto: “prendo io la responsabilità, vado avanti, voglio vincere!”. E così siamo andati in qualifica, è andato tutto molto bene.
In gara sapevamo che con il passo visto in qualifica potevamo giocare con le strategie e con il consumo di gomme, era un tutto o niente. Io ero convinto di dare il mio massimo perché mi sono trovato dove normalmente nella mia carriera ero sempre stato, cioè davanti agli altri e mi sono detto che era semplicemnete una gara in più e avrei dovuto sfruttarla al massimo!
MiP: Hai detto bene tu ti eri sempre trovato prima della Formula 1 nelle posizioni alte della classifica, com’è stato trovarsi nelle posizioni inferiori e soprattutto come mai in Formula 1 ti è mancato quel qualcosa che avevi prima e che hai dimostrato ovviamente con la vittoria che avevi anche in Formula 1?
PM: La Formula 1 è un po’ difficile, anzi molto difficile da gestire mentalmente perché le macchine sono tutte diverse, i team sono tutti diversi e delle volte ti devi accontentare della macchina che hai, non ci sono dei limiti molto accentuati. In Formula 1 è molto duro gestire le emozioni. A quell’epoca ho cominciato a cercare di trovare delle risposte, se quello fosse il mio sport, perché avevo sempre in me la speranza di vincere. Avevo lavoravo per quello. In Formula 1 lavoravo ancora di più, però poi andavo a tutti i meeting con il team la domenica e sapevamo che non si poteva neanche arrivare ai punti delle volte o magari dovevamo accontentarci di un ottavo posto. E questo era ovviamente una limitazione al mio pensiero da sportivo che voleva vincere. Io volevo fare, volevo vincere, volevo dare il mio meglio e dando il mio meglio, il massimo dal team, il massimo dalla macchina, il massimo di tutto non era comunque possibile vincere. Oggi viviamo ancora questo in Formula 1, è normale e credo che mi sia mancata la possibilità di avere una macchina competitiva per esprimere il mio potenziale,
almeno per lottare durante l’anno.
MiP: Ritornando indietro rifaresti la stessa scelta oppure magari sceglieresti un altro campionato per poter lottare con un team di vertice?
PM: No, la Formula 1 non è solo la categoria più importante del motorsport. La Formula 1 è stata anche la mia università di vita e ho imparato tutto quello che sono oggi, la disciplina, il modo di fare, precisione, perseveranza, costanza, consistenza, la pazienza anche di aspettare il momento giusto, di fare le cose nel modo e momento giusto. E questo ha cambiata la mia vita per sempre, la vita della mia famiglia.
MiP: Noi ci occupiamo anche e soprattutto di Monza. Hai un ricordo particolare, positivo o negativo legato al Tempio della Velocità?
PM: Certo. Io abitavo a Erba perché ero pilota della CRAM, un team locale in Brianza e sono stato lì due o tre anni. Abitavo a Caslino d’Erba, un piccolo paese in montagna e il mio weekend era sempre a Monza, non solo per veder correre le macchine, andavo al parco a correre,
ad allenarmi e c’era sempre questa affinità con Monza, un circuito molto speciale dove dal primo momento ho sempre vinto.
Sono sempre stato molto veloce, ma penso che non sia come dicono tanti piloti “Eh, Monza sono solo due, tre curve e basta!”. Monza devi interpretarla, deve piacerti, devi vivere anche la storia che è stata vissuta lì. E io lo sentivo, lo sentivo e questo mi dava un extra per fare la differenza.
MiP: Quindi, praticamente pista di casa, un sudamericano che ha la pista di casa a Monza.
PM: Sì, veramente sì. Mi sentivo a casa, era la gara di casa e soprattutto nei miei primi passi in Formula Renault e veramente è rimasta come un circuito molto speciale.
MiP: Sei più tornato dopo la la Formula 1?
PM: Sì, sì, sì, sono tornato alle gare di Formula 1, anche a qualche prova che ho fatto privata sia con Pirelli che anche con il WEC. Monza è sempre un circuito speciale e un posto unico nella storia del motorsport.
MiP: Hai citato WEC che adesso è all’apice della categoria. Tu hai fatto una stagione praticamente, da quando hai corso tu, è migliorata tantissimo. La segui? Cosa ne pensi? E qual è stato secondo te il boom che ha fatto, cioè quello che ha fatto scattare questo campionato?
PM: Il boom è sempre la politica e di come vengono gestite le categorie. Anche in Formula 1 stiamo vivendo un boom perché il mondo è cambiato e tu devi dare al costruttore quello che lui ha bisogno, le regole e anche diciamo come ambiente dare la possibilità di arrivare ai suoi fans e dare la possibilità di aprirsi un po’ al mondo perché alla fine sono marchi che devono vendere. E’ un affare dietro a uno sport.
Oggi il WEC è un campionato molto molto valido per piloti che non hanno avuto l’opportunità di andare in Formula 1, però che sono di altissimo livello e che starebbero molto bene anche in Formula 1. Certo. E non dimentichiamoci Ferrari, ovviamente con l’ingresso di Ferrari è sempre il cavallino rampante, la sfida a Ferrari è sempre bellissima. C’era già nei GT, vedevo la Ferrari, li conosco tutti, AF Corse ha fatto una magia. Loro sono veramente molto forti, molto uniti e vanno per vincere e si sentiva anche in pista. Io ero nei prototipi, ma anche i piloti sono amici, conoscevo i loro e avevano tutti un’energia incredibile e ogni volta anche adesso che scendono in pista spingono fortissimo e si sentono. E penso che quella passione l’hanno portata anche nei prototipi con molta più passione, molta più energia e voglia di riscrivere la storia di Ferrari, facendo dei risultati incredibili vincendo anche l’ultima stagione e Le Mans con l’auto, diciamo, privata. AF
Corse e Ferrari è una vita che sono insieme e sono le stesse persone e penso che hanno vissuto una vittoria molto speciale perché c’era Robert dentro la macchina che ha fatto un bellissimo lavoro, ha messo tutta la sua esperienza, la passione. Conosco molto bene Kubica perché abbiamo corso insieme fin da bambini e abbiamo vissuto tante belle esperienze nelle nostre carriere.
MiP. Concludo chiedendoti solo se ora torneresti mai alle gare adesso e in che categoria?
PM: E’ sempre difficile da dire… difficile e facile. Facile perchè al di là ovviamente dell’età. perché è la mia passione, ho dato la mia vita a uno
sport, è normale che mi venga la voglia di risalire in macchina. Difficile perchè ho una passione molto forte, molto legata allla vittoria e questo è delle volte è quello che mi ha allontanato un po’ dal motorsport perché non ho avuto l’opportunità di trovare quello che mi avrebbe dato l’opportunità e il modo di lavorare a mio agio, ma se trovassi tutto questo questo comincerei a pensarci seriamente.
MiP: Un ringraziamento a Pastor Maldonado dal Mido per Valtoria.